lunedì, 06 aprile 2009

Siamo andati a fare un audit. Cos' è un audit? Per le non pantegane che mi leggono si tratta di un controllo imposto dalla casa madre di una multinazionale ai danni delle poche persone che lavorano in una sede estera. Perchè romper le palle solo a quelli che lavorano? Perchè solo chi lavora sbaglia, chi non lavora non sbaglia mai.

Siamo andati chi? due tizi, una carampana leopardata e Crimilde mia capa. Dove ? A Xoieng una grande città del sud est asiatico piena di grattacieli e centri commerciali. Il nome l'ho inventato sul momento.

L'idea era: portiamo anche la pantegana (io) quelli di Xoieng sono pantegane, lui è una pantegana, dovrebbero intendersi. Devo dire c'era una logica in tutto questo praticamente un sillogismo.

A Xoieng è pieno di sedi estere di multinazionali: le aprono ci mandano i loro inviati e se ne dimenticano. Gli inviati assumono manodopera locale che si smazza tutto il lavoro con orari 7 -24 loro si sbronzano di Martini con orari 17 - 5 grazie agli stipendi faraonici. Difatti ho dovuto dormire coi tappi nelle recchie benchè al 15° piano perchè nei seimila bar, ristoranti, bordelli del luogo tutti (circa 12 milioni di persone) cantano e urlano tutta la notte qualsiasi giorno della settimana. Il tasso medio di occupazione effettiva (gente che lavora veramente rispetto agli imiegati assunti e stipendiati) è di circa il 3%.

A parte il traffico micidiale e le code nelle dodici filiali locali di Chanel o nelle 15 di Prada, neanche regalassero la roba che in realtà costa più che in Montenapoleone, ricordo delle bellissime pescherie dove i pesci nuotano in vachette di metallo e vengono decapitati vivi di fronte all'acquirente. Pesce freschissiomo quindi e ottimo sushi.

Ma una rispoista l'ho portata a casa sul perché c'é la crisi: perchè in questi ultimi anni le multinazionali hanno buttato e continuano a buttare un mare di soldi che nemmeno con la mia più fervida fantasia avrei mai pensato di poter anche lontanamente percepire.

 

 

 

 

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categoria:affari e finanza
giovedì, 06 novembre 2008

1

- Ciao Limite sono Cozzamara, ho bisogno di una povera disgraziata da sfruttare e far lavorare come un cane per un piatto di minestra. Hai qualcuno? la voglio sveglia, intelligente carina e sterile

- Ce l'ho, si chiama Tizia, costa poco e le hanno appena estirpato le ovaie

- Ottimo ottimo, mandala qua subito 

2

- Ciao Tizia sono Limite, ci sarebbe un lavoro per te ti danno un piatto di minestra

- Ah grazie! grazie! sei un amico, ma sulla minestra ci si può mettere anche un po' di formaggio?

-Non ho chiesto ma non credo

- Fa niente di questi tempi è un ottima offerta, il doppio di quello che prendo qua vado subito!

3

- Ciao Tizia sono Limite com' è andata con Cozzamara?

- Mah han detto che il mio inglese è solo ottimo mentre vogliono minimo madrelingua con cattedra universitaria a Oxford, loro lo parlano tutti i giorni coi clienti..

- Ah? mah? mi spiace

4

Devo concludere un'affare importante con Cozzamara, mi serve però un partner inglese che fornisca il materiale. La trovo, la faccio venire in italia apposta si chiama Lisa.

-Cozzamara vengo lì con il nostro fornitore inglese Giovedì: mi raccomando fammi fare bella figura che concludiamo.

- Giovedì? beh non so ti richiamo ti confermo prima

Non conferma un'accidente, Lisa mi tempesta di mail per sapere se deve venire o no. Decido di rischiare, le dico di venire comunque.

5

Mi confermano l'appuntamento 5 minuti prima dell'arrivo di Lisa, tiro un sospiro di solievo: è una ragazza altissima, bianco trasparente, eterea, vegana .. una specie di elfo sofisticatissimo.

Provo pena e senso di protezione per l'essere etereo che sto lanciando in una bolgia di dannati e cerco di prepararla  sul taxi

-Sai Lisa, in italia i meeting sono un po' disordinati.. gente che entra esce.. parla al telefono...

Mi guarda tra il curioso e lo scandlizzato "molto pittoresco" starà pensando metre le sovviene il suo ultimo viaggio tra i selvaggi antropofagi delle guinea.

Dopo un ora di anticamera arriva trafelato Cozzamara: c'ha una faccia che nemmeno Sid Vicious quando l'hanno trovato morto.

Entrimo in riunione ci sono altri due pisquani al telefonino.

- Beh parliamo di soldi- fa con la solita classe innata Cozzamara senza manco salutare

- Ehm Lisa unfortunatly do not understand Italian  might we swich to English?- faccio io

- No beh a noi ci basterebbero ottocentomila- fa imperturbabile un panzone al telefonino

- These fucking bastard are asking 800.000- tarduco all'elfo- scodatelo Cozzamà ar massimo te do er dieci e ringazia dio,. Lisa I m'just saing that they can forget such a a folish request and thay can thaks God if we leave them 10%..

Segue una lunghissima trattativa in italo romano inglese dove succede di tutto, gente che entra esce, bestemmia, telefona, ha rapporti sessuali, infarti, minacce cazzotti, io traduco tutto ma  i sedicenti linguisti oxfordiani non proferiscono una sola parola di Ingelese eccettuato un BBaybbay con accento avellinese bofonchiato alla fine della riunione rivolto alla mia povera fornitrice ormai scarmigliata anche lei dal trambusto. 

Se vi domandano al prossimo coloquio come ve la cavate col sanscrito affermate senza esitare

-Madrelignua, sono anche ordinario  di Glottologia sanscrita alla Sorbona!

Tanto si sa che in italia si raccontano solo delle grandi cazzate

 

 

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venerdì, 12 settembre 2008

Paesaggio, caratteristiche e clima

Malgrado sia in Spagna in Galizia piove che dio la manda quasi sempre, o comunque molto di più che in Inghilterra. Nonostante questo è un gran bel posto con boschi di eucalipti, paesucoli in pietra e coste atlantiche ventose e turbolente, cavalli selvatici che brucano le brughirere. Bella ma straripante di pellegrini Santiago di compostella dove però non ci sono solo chiese, boy scout e bigotti ma un bel mercato, locali notturni, ristoranti chiassosi. Probabilmente gli abitanti ne anno piene le tasche di aspiranti martiri e bestemmiano come portuali. Almeno me lo auguro.  Per il resto abbiamo cercato di stare alla larga dalle grandi città preferendo sperdute località marine e agriturismi spersi tra le montagne.

 

Il Camino di Santiago

Siamo andati in aereo e abbiamo noleggiato una macchina irridendo i pellegrini che si schiantavano di vesciche e inzuppavano di pioggia ai bordi di strade statali relativamente trafficate. Mi son fatto L'idea che considerando l'età media adoloscenziale e l'atmosfera vicino agli ostelli, la maggior parte dei pellegrini sia lì più che altro per scopare. Questo me li rende molto più simpatici anche se farsi 800 km a piedi pur con questo nobile scopo mi pare un po' estremo.

 

Cucina tipica

Il Polpo onnipresente

Simpatico mollusco servito mattino mezzoggiorno e sera ovunque: è lessato e cosparso semplicemente di oio e peperoncino. Semplice e gustosissimo.

La brodazza solita (caldo gallego)
Minestra di pollo o manzo con patate e verdure. Ottimo dopo essersi inzuppati della pioggia incessante

Tapas mariscos e co.
Quasi sempre ottime, non sono riuscito ad assaggiare le percebes, ci devo tornare assolutamente

 

 

 

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lunedì, 01 settembre 2008
Morfologia e paesaggi
L’itinerario da noi affrontato partiva dai carpazzi per seguire il confine bielorusso fino al baltico.
La tangenziale di Cracovia è la tangenziale più incasinata d’europa dopo mestre ma prima di bologna.
I carpazzi sono un’amena sequela di montagnole e casette di cappuccetto rosso, fiumi, laghetti e cani idrofobi: il posto ideale per portarci una fidanzata appena conosciuta purchè abbia avuto una vita dissoluta e interessante e la sappia raccontare.
Per il resto boscaglie di alberi e canali, tane di castori natura selvaggia.
 
Psicologia del Polacco
Il simpatico polacco ha n atteggiamento leggermente difensivo ma poi alla fin fine disponibile.
Qualunque sia la vostra iniziale domanda risponderà inevitabilmente “NO” rifiutandosi di parlare qualsiasi lingua conosciuta salvo il polacco.
Non scoraggiatevi.
Esempio di dialogo con polacco:
-Buongiorno avete una stanza?
-No
-Che peccato è un così bell’albergo, ci piacerebbe proprio dormire qui siamo venuti apposta da molto lontano 
- Ci sarebbe una singola aspetti che controllo..
- Ah bella stanza, non ce ne sarebbe una per il mio amico
- No
- Sicuro?
- Si ma costa la bellezza di 6 euri!!
- Ce la faccia vedere siamo pieni di soldi , siamo due pescicani italici!
-Va beh eccola
- Non ne ha una più grande?
Se avrete abbastanza pazienza vi daranno la suite dove ha dormito il papa e anche da mangiare, noi dopo un po’ ci siamo stufati.
 
Gastronomia Polacca
 
Il Globo di sugna
Fantasioso piatto polacco sferico costituito da: un nucleo centrale di carne macinata di castoro (o forse topo), una sezione mediana di impasto di farina e patate, uno strato esterno di grasso di porcone di 6 tonnellate per dargli la caratteristica sugnosità esterna.
Piatto invernale per stomaci disumani da consumarsi con ettolitri di vodka ghiacciata. Voto 6-
 
I raviolo surprise
Simpatica specialità costituita da svariatri ravioli dall’apparenza uniforme ma dal ripieno variabile che va da ottime cerni e verdure alla pelle di nutria essiccata. Voto: a seconda della vostra fortuna.
 
La zuppona di barbabietola fracida
Zuppa ottenuta dalla fermentazione di barbabietole infracicate per almeno 6 mesi in bidoni di legno, private dei topi morti e poi riscaldata. Malgrado le apparenze, piatto gradevolissimo ma dalla straordinarie virtù lassative . Voto 7+
 
Il cignale di Cicci
Gustosissima specialità Carpazica: trattasi di cinghiale marinato in superalcolico imprecisato (malgrado le torture inflitte al cuoco per ottenere una confessione) e fatto cuocere per 24 ore in un forno speciale. In assoluto il miglior cinghiale della mia vita Voto 9 1/2
 
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martedì, 29 luglio 2008
Con il patrocinio del Ministerio delle Pari Oppotunità diffondiamo a cura del sagace genio del management integrato (de che?) Limiteumano alcuni consigli tecnici alle aspiranti donne in carriera in fase di colloquio di assunzione.
 
Sappiate gentili lettrici che qualunque sia la vostra preparazione professionale, portafoglio clienti già acquisito, capacità indiscutibili di rovesciare le sorti dell’azienda da fallimentare ad outperformer, qualunque sia il vostro peso corporeo, magari ai limiti dell’anoressia l’intervistatore dei colloqui di assunzione vedrà in voi una solo gigantesca coniglia gravida pronta a sfornare 8 marmocchi in un sol colpo per poi mettersi in maternità a vita. Le intervistatrici sono ancora più convinte di questo per il semplice fatto che lo hanno già fatto o lo farebbero molto volentieri, anch’io d’altronde lo farei avessi i mezzi.
Quindi a un certo punto del colloquio di assunzione vi domanderanno sicuramente in modo più o meno velato quali sono i vostri progetti familiari, se avete il fidanzato o cose di questo genere.
Queste domande ad un uomo non le fanno mai: potrebbe essere un sultano con 56 mogli non frega un tubo a nessuno.
Però se sbagliate la risposta a queste domande vi preferiranno inevitabilmente un’ idiota che scorreggia davanti ai clienti purchè di sesso maschile.
 
Quindi seguite fiduciose i consigli di limiteumano, la vostra carriera sarà assicurata.
 
1 Evitate accuratamente di portare anelli durante il colloquio, vi considereranno automaticamente sposata o fidanzata, quindi, nella loro mentalità, già incinta.
2 Non scrivete mai nel curriculum “ stato civile coniugata”, il curriculum finirà immeditamente nel trita rifiuti, in fondo se lo vogliono sapere devono almeno chiedervelo.
3 Se l’intervistatrice è una donna guardatele le tette per tutta la durata del colloquio, alla domanda se siete fidanzata fatele un bel sorriso malizioso scuotendo il capo e lecandovi le labbra.
4 Se si tratta di un uomo alla stesa domanda potete rispondere: “ mah guardi, in confidenza devo dirle che a me un uomo solo non mi basta, sarò immorale ma trombo un po’ con tutti e mi annoio presto. Dov’ ero prima mi sono passata praticamente tutta l’azienda tranne il magazziniere che era un culattone” Se fossi io l’intervistatore con una risposta simile vi assumerei su due piedi.
 5 Se siete notoriamente sposata ma senza figli alla domanda “ Pensa di avere bambini” “ scoppiate immediatamente a piangere disperate. Una volta consolate e calmate dire singhiozzando “ No purtroppo credo che questo non sarà assolutamente un problema” finite il tutto con una fragorosa soffiata di naso.
 
 
 
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giovedì, 10 luglio 2008
Era il 1972, avevo 7 anni, stavo mangiando la pasta col pesto in un ristorante vicino Milano: poteva essere Segrate, la pasta faceva schifo, l’ avevano fatta col prezzemolo invece che col basilico.
Fu allora che ebbi la notizia dell’arresto di mio nonno. Le imputazioni erano associazione sovversiva, banda armata, importazione abusiva di armi da guerra e svariati reati finanziari.
Mio nonno somigliava ad Al Capone era sempre elegantissimo: vestito in tre pezzi anche in piena estate, cravatta o più spesso papillon, fiore immancabilmente all’occhiello intonato con la cravatta. Era sempre vestito così: in casa, si toglieva soltanto la lobbia. Si alzava a mezzogiorno, si vestiva di tutto punto, mangiava e poi faceva la pennica.
Quando passeggiava per la sua piccola città degli appennini tutti si scappellavano e lo chiamavano Don Berardo.
Sul fatto che mio nonno fosse uno dei capi dei Tupamaros, anzi il capo supremo dei tupamaros, come sosteneva l’accusa, non avevo il minimo dubbio, mi sembrava una cosa quasi ovvia. A sette anni ero molto fiero di avere un nonno terrorista.
 
La storia del nonno come me la sono immaginata io
Mio nonno si trovava a Montevideo per un torneo internazionale di Bridge, col bridge andava fortissimo, faceva coppia con una donna bellissima che si chiamava Astero, era di Atene, dicevano fosse la sua amante.
In una pausa del torneo notò un signore distinto con un avana tra i denti che cercava di accendere con un accendino che non funzionava.
Mio nonno gli porse il suo senza dire nulla. “Le parole ci dividono, le azioni ci uniscono” disse lo sconosciuto. “ Molto piacere Raul Sendic”
Mio nonno divenne molto amico del fondatore dei Tupamaros tanto da diventare il tesoriere del movimento. L’abilità finanziaria e commerciale del nonno contribuì a consolidare le casse del partito.
Pur essendo ostile alle armi, partecipò al rapimento del potente manager bancario Pereyra Rebervel occupandosi soprattutto della logistica e procurandosi il locale dove imprigionare l’ostaggio.
Nel 71 mio nonno Berardo organizzò il piano spettacolare che consentì l’evasione di più di cento militanti dal carcere di Punta Carretas.
Arrestato a Roma nel 72 fu accolto dai carcerati di Regina Caeli con un lungo applauso, Curcio l’allora capo delle brigate rosse volle conoscerlo personalmente e si appartava spesso con lui per parlare di politica internazionale.
Nel 73 durante un trasferimento, mio nonno riuscì a distrarre la scorta ed evadere dandosi alla latitanza. Imbarcatosi clandestino in un cargo diretto in sud america approdò a Cuba nel 74 dove fu accolto da una folla in tripudio e diventò consigliere finanziario di Fidel Castro.
Nessuno ha notizie certe sulla sua morte, dicono sia ancora vivo oggi all’età di 110 anni.
 
La storia di mio nonno come è andata veramente
Mio nonno era andato in pensione e non sapeva bene come passare la giornata.  Andava spesso a trovare un suo compaesano commercialista per discutere di tasse ma soprattutto per fare due chiacchiere.
Il commercialista aveva un cliente che aveva riciclato del danaro per conto dei Tupamaros, movimento di cui mio nonno ignorava persino l’esistenza. Misero sotto controllo il telefono del commercialista, di mio nonno e del cliente tupamaros. Una conversazione tra mio nonno e il commercialista fu mal interpretata dal magistrato e mio nonno finì a Regina Caeli.
Quando fu liberato, una ventina di giorni dopo, il nonno mi raccontò che i detenuti erano sati molto gentili con lui, che ebbero pena per quel povero vecchio spaesato che non sapeva nemmeno farsi il letto, ciascun di loro, disse mio nonno, aveva un uccellino che andava a trovarli passando attraverso le sbarre della prigione e mangiava nelle loro mani.
 
 
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lunedì, 09 giugno 2008

Per la serie presentazione alla Rizzoli, ecco un altro pezzettino..Cartolina_1

La sveglia suonò alle tre e mezza del mattino ma l’uomo non accennava a svegliarsi.
Lucia cominciò a scuoterlo dolcemente
– Dai svegliati, devi andare
- Che ore sono, che c’è?
- Sono le tre è mezza, è ora che vai-
- Dove devo andare? Avrò dormito sì e no un paio d’ore
- A casa tua, dove ti pare, ce l’avrai un posto dove stare?-
- Certo mica dormo per strada, se è per questo non gioco nemmeno a pallacanestro, non suono lo Jambè e, come avrai avuto modo di constatare, non sono nemmeno un superdotato. Contraddico qualsiasi clichè sui negri-
- Ma dai Amed, lascia stare le questioni razziali e pensa a vestirti, se vuoi continuare a frequentarmi ci sono delle regole da rispettare: la prima è che per le quattro di mattina devi sgombrare-
- Mi chiamo Mohamed, ma perchè devo andare? Aspetti qualcuno? Tuo marito?
- La seconda regola è: niente domande-
- Posso fare una doccia?
- Certo, a casa tua
- Scusa ma ho fatto qualcosa che non va? Non ti è piaciuto..o qualcosa..
-No Mohamed, sei andato benissimo, non ti preoccupare
Modu guardò Lucia scuotendo lievemente le treccine: i capelli sciolti, una sottile collana di corallo che riluceva nella penombra e nient’altro.
-Va beh, come vuoi. Mi dai il tuo numero? - le chiese mentre si vestiva
- No lasciami il tuo ti chiamo io.. dai non fare quella faccia.. vieni qua.. dammi un bacio.. ti chiamo la settimana prossima.. ce ne andiamo al cinema se ti va
Mohamed alle quattro meno dieci era in mezzo alla foschia amara della bassa padana, afosa, velenosa e schifosa: solo e innamorato. Per fortuna aveva insistito ad usare la sua macchina altrimenti lei l’avrebbe lasciato come un pirla in mezzo alla strada di quel sobborgo umido e triste senza la possibilità di tornare a Milano prima di chissà quale autobus da prendere chissà dove.
La comodità della macchina, una berlina da commendatore blu ministeriale gli diede un po’ di conforto. “ Finalmente una donna bella e intelligente, peccato sia completamente pazza. Speriamo che richiami. Sono un commercialista “ pensò “il miglior commercialista negro di Milano, forse anche l’unico, ma ciò non toglie che lo sia” lo disse per darsi coraggio, ma quella notte aveva alterato il suo equilibro.
Lucia si addormentò.
Alle sette e mezza suonò di nuovo la sveglia.
Fece una colazione abbondante e un bagno caldo, si infilò un gessato grigio da uomo, ne aveva sei identici, una maglietta bianca, scarpe da tennis bianche di tela come tutti i giorni. Il suo abbigliamento prevedeva poche varianti: il vestito per il lavoro; i pantaloni di cotone blu e la giacca di pelle per quando usciva. Maglietta e scarpe da tennis bianche andavano bene per entrambe le occasioni.
Alle nove era nel suo ufficio della banca d’affari, padrona delle sue azioni.
La sua scrivania era sgombra da qualsiasi oggetto, lo sfondo dello schermo era completamente nero. 
Mario, il suo capo, si dimenava nervoso, sfogliava “il sole 24 ore” accartocciando le pagine senza leggere nemmeno i titoli da circa quaranta minuti. Doveva fare il colloquio di valutazione a Lucia un momento che odiava, il momento che odiava.
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giovedì, 05 giugno 2008
Se qualcuno è interessato alle mie personali vicessitudini ecco un aggiornamento. Per i nuovi lettori li rimando al precedente "Pantegana offresi prezzi scontati"
Comunicazione di servizio: la presentazione del libro è alla Rizzoli della Galleria Vittorio Emanuele (ganzo eh?) il 17 giugno alle 18
Superato a pieni voti l’esame de cocomeraio già me stavo a cercà un bel banchetto da sistemà pe la strada quanno vedo su Monster il seguente annuncio:
“ Cercasi pantegana (so io) con ventennale esperienza internazionale (ce l’ho), conoscenza inglese (lo so), amante formaggio (me piace un sacco), conoscenza monnezza (so er massimo esperto) e buona reputazione tra i trafficanti (me conoscono tutti) e che possibilmente se chiami limietumano. Sede di lavoro Cuccureddu - Tirolo”
Pur indolenzito dall’età me rendo conto:
- che c’ho i requisiti richiesti
- che so praticamente l’unico al monno ad averceli
- che a cuccureddu ce sta solo un trafficante de monnezza e che so intimo amico della moglie der Gran Monnezzaro.
Incredulo per la botta de culo. Invio denso curriculum (tre pagine fitte).
 
Un mese dopo:
-          bongiorno parlo col limite umano?
-          so io
-          so Samatha della Pantegana Recruitment Service, lei voleva fare la pantegana a Cuccureddu?
-          Sissi!  Me piace. Voglio venì!
-          Me racconti tutta la sua vita
-          Dunque fin da piccolo vivevo nella monnezza.. tutti li monnezzari me conoscono e me rispettano… so il profeta der formaggio
-          Ah si bravo. Richiameremo, le fissiamo un appuntamento a Tristonia
 
Un altro mese dopo:
-          ciao Li,so Carmè dell’Impero del Male te devo parlà
-          ah carmè ho appena passato l’esame de cocomeraio, ve serve sempre na’ pantegana? mo’ me intenno pure di cocomeri, se dovesse serv, è n’articolo in espanzione. Sai, noi stamo sempre a affonnà
-          mah, a dì la verità stamo un po’ a imbarcà acqua pure noi, er  curriculum tuo è annato dal Signore del Male, gli è piaciuto tanto ma per ora amo chiuso le assunzioni così se l’è magnato. Pero te volevo dì che ce sta una che cerca una pantegana a Cuccuredu, così jo ho detto: vai dar limite umano è er mejo de tutti vedrai che te chiama.
-          Grazie Carmè sei n’amica vera
-          Naturalmente la monnezza der Tirolo ce la venni tutta a noi sottocosto
-          Me pare ovvio
 
Pochi minuti dopo:
-          buongiorno sono Samantha della Pantegana Recruitment Service parlo con sua Eccellenza il Limite Umano
-          so sempre io
-          ci sarebbe un augusto incarico di Grande Pantegana Siderale a Cuccureddu (Tirolo) le interesserebbe?
-           Si, me piace, ma Samà, me pare che io e te già c’eravamo sentiti
-          Nonno.. non ero io era un'altra
-          lavori alla Pantegana Recruitment?
-          Si
-          Pure l’altra E stai a Tristonia?
-          Si
-          Pure l’altra. E te chiami pure Samantha?
-          Si
-          Pure l’altra
-          Sire, mi potrebbe mandare il curriculum
-          Vabbè ma stavolta non te lo perde che l’imeil costa
 
Più tardi mentre me cucino la trippa a la parmigiana
-          Sire mi perdoni. Mi rotolo nella polvere. Mi inginocchio sui ceci.
-          E perché?
-          Eminenza, Le devo confessare che io ero quella di un mese fa
-          Vabbè lo supponevo
-          Santità, non potrebbe venire a Tristonia al più presto?
-          Va bene dopodomani?
-          Non potrebbe pure prima? Sua Delizia
 
Non ho capito che gli ha detto Carme, probabilmente che sono la reincarnazione del Budda comunque domani vado a Tristonia e ve faccio sapè.
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venerdì, 30 maggio 2008

S'era detto che i miei amici ed io abbiamo scritto un libro collettivo che si chiama "la corte degli arceni" il libro è in libreria da un po' è ha venduto anche quasi una dozzina di copie.

A scopo biecamente promozionale pubblico qui alcuni capitoli, nella speranza di gabbionare qualche babbeo e indurlo a comprarlo, non per me ma per le mia amiche che ci tengono.

Ah tra l'altro il 13 giugno (credo, ma poi guardatevi il sito ufficiale www.settedinoi.com ) ci sarà una presentazione alla feltrinelli (quale? boh)

comunque ecco un assaggio:

Bettino
 
*
 
L’incontro di Lucia prima della disgrazia
 
 
 
Si svegliò col mal di testa aveva dormito male, c’erano delle cose che non gli tornavano e questo era insolito. Il faccione rassicureante di un Bettino Craxi giovane che gli sorrideva dalla gigantografia sistemata davanti al letto dei suoi, ora di sua proprietà, gli diede fiducia.
Ne aveva fatto il suo idolo quando aveva letto la storia del partito socialista, unica eredità di suo nonno partigiano,  povero vecchio, se lo ricordava appena.
All’inizio era un libro palloso ma poi si faceva interessante.
Probabilmente il nonno sperava che ispirase al nipote i nobili ideali di Pietro Nenni e Sandro Pertini invece il giovane aveva trovato molto più degne di ammirazione le gesta di Bettino Craxi e Giannni De Michelis.  
Soltanto sette anni prima era un marmocchio di dodici anni. Era stata quella malattia a cambiare la sua vita. Una polmonite che resisteva agli antibiotici che lo aveva costretto in casa. Troppo intelligente per la televisione e troppo debole per leggere si divertiva ad osservare i suoi vicini di casa con un binocolo da teatro. Cercava di capire le persone, annotarsi le loro reazioni: la ringhiera era il suo laboratorio di cavie umane. Le cavie si erano dimostrate sorprendentemente prevedibili ma ora due cose gli sfuggivano: Lucia e la morte della pazza.
Doveva ripercorrere la giornata precedente. Si ricordò di essere andato a sistemare il computer di Alfredo, infettato da virus, poi a portare a Mino il Game Boy (rubato) per Betty, infine era passato da Giacomo e gli aveva rifilato un po’ di pastiglie di cattiva qualità che la clientela più scelta avrebbe schifato. La giornata gli aveva fruttato 150 euro Poi uno dice che in Italia sia difficile guadagnarsi da vivere
La festa, solito teatrino di rimbecilliti, c’era andato per motivi professionali, doveva mantenere buoni rapporti con la clientela, unico aspetto positivo le gambe della Montes, per il resto una noia mortale.
Se ne ara andato presto con la scusa di portare l’aperitivo a Lucia.
Le finestre sul ballatoio erano chiuse ma dall’interno proveniva musica jazz, non c’era il campanello, bussò con energia.
Aprì la porta, dopo un bel po’ di tempo, una tipa sui trentacinque con addosso una specie di camicia da notte di cotone, era scalza aveva i capelli neri ondulati tenuti su da un legnetto e l’aria infastidita. A Bettino sembrò bellissima, si sentì a disagio.
-Che vuoi?
Un cefalo, ecco cosa le ricordava quel ragazzo basso e occhialuto coi capelli rapati. Un grosso cefalo, che la guardava con gli occhi da pesce curiosi.
-Scusa se rompo, non è che ti va di venire giù a mangiare. Comunque se se non ti va t’ho portato io un po di aperitivo.
Il cefalo aveva un’aria sveglia, cercava di sbirciare all’interno, non c’era granchè da vedere.
“Ti ringrazio ma non sono molto socievole, sono qui con un amica, lei è Chiara, io mi chiamo Lucia”
Indicò un’altra tipa bionda, più giovane che se ne stava in maglietta e mutande, mezza sdraiata sul divano Ikea a fumare. Fece un cenno distratto e impaziente, il gesto sembrava più un invito ad andarsene che un saluto.
“Bettino” disse deluso.
Posò l’aperitivo dove capitò e fece il gesto di avviarsi per dove era venuto .
Il cefalo è un pesce che nuota in branco nelle acque melmose e inquinate dei porti e dei canali di pianura: mangia di tutto: detriti, piccoli pesci, ogni sorta di schifezza. E’ difficile da pescare perché sbocconcella l’esca evitando l’amo. Una specie di furba pantegana marina.
 Il cefalo si voltò e disse
-Comunque dispongo di merce molto migliore di quella che state fumando a un prezzo concorrenziale. Mi trovate al primo piano..
L’istinto del cefalo.
Tornò alla festa, di nuovo fiducioso nel sol dell’avvenire. 
La tipa, Lucia, lo aveva colpito: non recitava, parlava in modo diretto e concreto, niente amennicoli inutili nel suo soggiorno. Era di un’altra pasta rispetto agli altri.
 
Era tornato giù e poco dopo era morta quella disgraziata: anche questo non tornava.
Era pazza, d’accordo, ma mica così scema. Una specie di bambina viziata che alla fine riusciva a ottenere quello che voleva. Meglio lei di quei quattro vecchi sfigati che le mettevano le mani addosso quando potevano. Non pareva una che si sarebbe buttata da sola da un ballatoio. In quel momento stavano sparecchiando la tavola, erano tutti in giro e lui stava parlando con la Brescia, che doveva tenersi buona in quanto proprietaria della baracca.
 
Mentre stava ricostruendo l’accaduto vide Lucia scedere le scale.
-Oh Lucia, vuoi un caffè?
Lei esitò un momento ma poi decise di accettare.
- sentito di Anna?
-         si
Niente nessun commento, un'altra avrebbe detto almeno “mi dispiace”
-         Pensi che si sia suicidata?
-         Non credo
-         Che sia caduta?
-         Vuoi dire che l’anno ammazzata? Potrebbe essere.
-         Chi?
-         Chiunque, dava fastidio: potrebbe essere stato qualcuno che approfittava di lei, un suo parente o sua madre stessa, per la vergogna, un inquilino a cui pisciava sullo zerbino. Non mi interessa.
-         Non ti interessa sapere quello che succede?
-         No, mi fa schifo quello che mi succede intorno, cerco di starne alla larga il più possibile
Fece per andarsene.
- Ah Bettino non avevi detto che avevi del fumo
Le porse una scatoletta di caramelle.
-Il prezzo?
- Niente, per te è gratis
-         Bettino, non mi va di avere debiti e nemmeno ricevere piaceri da nessuno, tantomeno da un moccioso invadente come te. Prendi. E vedi di non rompere i coglioni.
Gli infilò cento euro nel taschino
“Però che classe” pensò Bettino guardando l’angolo della banconota con sguardo fisso e sorpreso.
 
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mercoledì, 16 aprile 2008
 
Modena ore 13 e 30
Attilio lo incontri in tutto il suo magnifico splendore all’autogrill Modena Sud mentre ordina:
-         Ciao Moira, un cotechino con purè e mezzo lambrusco-
-         Attilio, sempre al limite umano veh!-
-         Sempre!
Lo salutiamo io ed il Biscazzi, Attilio sorride ma va a sedersi da solo ad un tavolo lontanissimo e apre il Corriere della sera.
Non che se la tiri: è uno che si fa un paiolo così, uno che se può aiutare un collega lo aiuta, una volta un rappresentante di Mantova s’era rotto un braccio e lui lo ha accompagnato in giro andando anche fuori zona fin quando non gli hanno tolto il gesso.
Ma Attilio, non sa nemmeno in che serie gioca il Milan, non ha in casa la televisione, al posto della radio ascolta CD di musica classica noiosissimi, mai una storia con una collega.  Con lui non si sa mai che dire.
Veste un gessato grigio Oviesse che non si capisce se da vent’anni è sempre lo stesso molto ben conservato o se ne ha comprato uno stock di 30 esemplari identici. Comunque questo non gli impedisce di vincere da trent’anni il titolo di Top Performer, il miglior venditore dell’anno, qualunque sia l’azienda per cui lavori.. che siano guaine per tubi o cavi, coils, pannelli refrigeranti, componentistica industriale o valvole per raffinerie.  Va, vede e vende, come Giuliocesare.
Attilio ha gli argomenti, è razionale, essenziale, conciso: ascolta il cliente, lo capisce, si sintonizza, ed è solo dopo che parla. A quel punto il cliente, che ha sempre ragione, firma sereno, sicuro di aver fatto una cosa saggia, per l’azienda.
Lo guardo finire il cotechino, prende in mano il cellulare, un modello vecchio grande come un mattone, compone un numero cosa alquanto anomala: il suo telefono ha solo due funzioni: ricevere e telefonare e fino ad oggi l’ho visto usare solo la prima.
Ride! Attilio ride, non sembra una telefonata di lavoro.
 
Cinisello Balsamo ore 19,30
Attilio esce dall’autolavaggio ha comprato anche un alberello profumato al pino silvestre piuttosto sospetto.
Svolta in direzione Sesto San Giovanni alla volta dell’appartamento di Grazioli Ines, anni 36, stato civile separata, addetta commerciale, segretaria particolare dell’azionista di maggioranza, contabile e all’occasione paraninfa della Ferrotubi Brianzola .
Attilio nota un vecchietto su una bici che scivola nella notte, lo affianca.
La sua diffidenza per la tecnologia lo ha sempre tenuto lontano dal navigatore satellitare installato ormai da tre anni sulla sua Passant  aziendale, media 150 Km/h (comprese le statali) malgrado i numerosi autovelox disseminati ovunque, ma prontamente individuati su un’apposita cartina  co precisi segni a matita e resi inoffensivi grazie a sapienti frenate.
Il vecchiardo satellitare gli indica la corretta direzione per recarsi da Ines. E’ il loro primo appuntamento: il programma della serata è un classico:
1 cena da Masuelli (Alfio è fissato con la cucina tradizionale e non bada a spese),
2 film d’autore all’ Eliseo
3 eventuale drink in zona navigli strategicamente posizionata nei pressi dall’abitazione diAttilio nel caso ve ne fosse bisogno
4 se esito positivo, bicchierino della staffa nell’abitazione di cui sopra

Sesto S. Giovanni ore 20,15
Ines esce di casa in tenuta da guerra. Attilio è piacevolmente sorpreso dalla mise della signora che lascia pochi dubbi circa le intenzioni del soggetto. Potrebbero risultare superflui i punti 2 e/o 3 del piano di cui sopra, con risparmio di 20-30 Euro e di molte inutili conversazioni.
Ines dice “Ciao” e comincia a trafficare immediatamente coi comandi della Wolksvagen, Attilio lascia fare paziente.
Attiva contemporaneamente una radio commerciale, i tergicristalli e il navigatore satellitare che viene impostato sulla destinazione Masuelli, viale Umbria.
L’unica cosa utile sarebbe il tergicristallo dato che sta iniziando a piovere fitto. Il satellitare, non serve a niente dato che Masuelli rappresenta per Attilio una specie di stella polare che sarebbe in grado di raggiungere bendato dalla periferia di Shangai.
-         Girare a destra- dice il navigatore che ha una voce un po’ nasale e un leggero accento toscano, Attilio stava per tirare dritto,  è perplesso ma segue l’indicazione.
Finiscono in viale zara in un traffico spaventoso, stanno costruendo la metropolitana, stanno fermi un’ ora.
La ragazza si mette a parlare del Grande Fratello, Attilio è completamente impreparato, cerca di bluffare ma cade in errori grossolani e imperdonabili contraddizioni.
Il navigatore li porta, dappertutto tranne che da Masuelli, strade interrotte, vicoli cechi, ingorghi siderali, sono ormai le 22 e 20.
La conversazione si sposta, sugli outlet svizzeri, Attilio non ne sa nulla, cerca di spostarla con abilità dalla Svizzera alla Mongolia dove ha fatto un interessante viaggio. Scopre che la ragazza non è in grado di ascoltare una persona per più di 8 secondi senza interrompere con argomenti che non c’entrano nulla.
Finiscono in Via Covone, agli antipodi di Masuelli, in un ennesima coda: professionisti e padri di famiglia di tutta la Lombardia che si accalcano attorno a una decina di transessuali. Uno di essi, un brasiliano alto un metro e novantacinque in tutù color malva, saluta calorosamente Attilio mentre cerca di uscire dalla coda, non si sono mai visti, ci deve essere un errore.
Arriva la polizia fa un controllo: controlla i documenti di Attilio e di Ines scambiandola sulle prime per un travestito, tratti forse in inganno dall’abbigliamento della ragazza.
Malgrado Ines dalla descrizione fatta fin ora possa apparire un po’ superficiale, posso assicurare che ha numerose buone qualità tra le quali però non figura il senso dell’umorismo.
Pertanto Ines non ha colto appieno il lato comico dell’incidente testé descritto dando in escandescenze contro il povero Attilio, insultandolo con una serie di epiteti non ripetibili integralmente ma di cui daremo una sintesi utilizzando gli unici due conformi al decoro di questa pubblicazione: “finocchio e pervertito”.
Ines ha preteso poi di essere accompagnata alla più vicina stazione della metropolitana dove è partita in direzione Sesto Marelli.
Attilio, scosso per la faccenda, ha per prima cosa spento la radio e inserito un Adagio di Abinoni, poi ha cercato di spegnere il satellitare ma gli è sembrato che dicesse:
“quella cretina non era per te”
Esterrefatto ha frenato di colpo, ma è stato tamponato da una fiat 500 che sopraggiungeva a poca distanza.
Sceso dall’auto è stato insultato dal cinquecentista che si è premurato di domandargli ragione della subitanea e immotivata frenata.
Attilio ha risposto che in base al codice della strada chi tampona ha sempre torto indipendentemente dalle motivazioni che hanno indotto l’ autista dell’auto che precede a frenare ma che dal momento che la 500 appariva devasta mentre la sua auto presentava solo un lieve segno di vernice sul gancio del traino avrebbe lasciato correre.
Risalto  in macchina,  ha alzato il volume del navigatore e impostato la direzione di casa sua. Sperava che dicesse qualcosa.     
Diceva le solite cose: girare a destra, svoltare a sinistra ma gli sembrò che avesse un tono un po’ ironico e, quello che era certo e che non lo stava portando a casa..
Arrivati  ad una fermata del tram di  Quarto Oggiaro, il navigatore disse “destinazione raggiunta”. Una ragazza bruna, dai capelli ondulati fradici di  pioggia, aspettava un tram che non sarebbe mai arrivato, tremava dal freddo. Le offrì un passaggio: sarebbe diventata sua moglie.    
 
 
postato da: limiteumano alle ore 21:15 | Permalink | commenti (3)
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